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L’Impressione – VUOTA RESISTENZA

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 15 del 26.4.2015

VUOTA RESISTENZA

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Le cronache attuali celebrano il mito del partigiano pulitore, un anziano reduce che, di sua iniziativa, sostituendosi all’autorità comunale ed alla FILS, fotografo al seguito, viene ritratto di recente mentre cancella una svastica tracciata con la vernice su quello che viene considerato un luogo simbolo della Resistenza, un vecchio casolare in mezzo alle montagne. Il gesto gli vale apprezzamento e gratitudine, da parte del sindaco e presidente provinciale Mismetti, del consiglio comunale, della presidente regionale Marini e persino del presidente Mattarella in persona, nell’aula parlamentare di Monte Citorio. Per il 25 Aprile, il mito è servito. Nessuno dice che su quel casolare, ubicato lungo una impervia carrareccia ad oltre ottocento metri di quota e sconosciuto ai più, in 70 anni non si sia ritenuto doveroso apporre una lapide istituzionale, come usa in questi casi; unico tributo alla memoria, un modesto cartello artigianale, fissato a quattro pezzi di legno, ora scomparso. Nessuno dice che si tratta di un rudere pericolante, in evidente stato di abbandono, compresa un’opera metaforica, collocata nei pressi su iniziativa dell’artista Maurizio Cancelli, che versa in pessime condizioni. La porta di accesso ha una chiusura simbolica, dietro la quale, superata la soglia, si rischia di sprofondare nella stalla sottostante da un’apertura prodotta dal cedimento del solaio, di incerta resistenza. Nessuno dice che, oltre a cancellare la vernice spray, sarebbe necessario ed urgente bonificare il sito e metterlo in sicurezza, apporre dei segnali di pericolo, per evitare che qualcuno, incautamente, vi possa accedere, farsi male e persino scomparire. Confidiamo che il sindaco Sperandio se ne occupi, facendola come minimo transennare. Perché nessuno dice che il casolare, come da confini comunali ISTAT del 2011, si trova nel territorio del Comune di Trevi. Comunque sia, nessuno dice che le svastiche passano ma non il degrado e l’abbandono, ad onta perdurante del luogo simbolo della Resistenza.

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