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L’Impressione – ALLUNGA DISTANZA

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 35 del 16.10.2016

ALLUNGA DISTANZA

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L’amministratore delegato di FS Italiane, Renato Mazzoncini, prospetta di abbreviare di 20 minuti la percorrenza dei treni da Roma a Perugia, istradandoli da Terni per il tragitto più corto via Todi (Ponte Rio) invece che via Foligno, sulla linea ex FCU, che la Regione Umbria si accinge a concedere a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) in prospettiva della successiva cessione. Mismetti, sindaco della “città ferroviaria”, anche se così avremo meno treni, dice che la questione non ci riguarda. Beato lui. Per una distanza che si accorcia, una che si allunga. Con il biglietto del treno da Roma Termini a Foligno, si paga la distanza indicata di 167 chilometri; questo chilometro 167 non tocca però la stazione di Foligno, perché comincia più avanti, lungo le grandi officine, dove si trova la tabella; nella foto, si vede la pensilina della vecchia fermata per gli operai. Il “fascicolo linea” di RFI indica che la stazione di Foligno si trova al chilometro 165,971 della linea, uno in meno dei 167 di Trenitalia, un chilometro che, cadendo nella stessa fascia, non fa aumentare il prezzo. La differenza, invece, la fa il tragitto effettivamente percorso dal treno, via linea “direttissima” da Settebagni ad Orte, pari a 149,583 chilometri, come scrive Trenitalia alla Regione Umbria nel contratto di servizio del trasporto regionale. Essendo considerata la “direttissima”, benché ormai quarantennale, una “innovazione” rispetto alla linea “storica”, grazie ad un regio decreto ancora vigente, la minor distanza non si applica alla tariffa dei biglietti; la applica invece RFI a Trenitalia per il pedaggio della traccia orario del treno. E così Trenitalia compera 148 chilometri da RFI, ne quota altrettanti alla Regione Umbria ma ne rivende 167 ai viaggiatori. Tutto normale: per i Consumatori e per la Regione Umbria; quanto a Mismetti, forse nemmeno lo sa. Per pagare finalmente la giusta distanza, aspettiamo fiduciosi, o che il regio decreto venga abrogato o che l’innovazione cessi di essere tale. Quanto tempo ci vuole, non è dato sapere.

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