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L’IMPRESSIONE

ALCOLONIA

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 9 del 11.3.2018

ALCOLONIA

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A partire dal 27 gennaio, “giornata della memoria” e fino al 25 aprile, “festa della liberazione”, quest’anno passando dalla campagna elettorale, è liturgia canonica ricordare, rinnegare e scongiurare il fascismo ed il razzismo, come colpe di cui si è macchiata l’Italia, proclamando che non si debbano più ripetere ed esortando ad opporsi anche ai relativi fantasmi che periodicamente vengono evocati ed a volte riesumati. Purtroppo ci si dimentica che l’Italia si macchiò anche di un’altra colpa gravissima, che del razzismo è parente stretto: il colonialismo. Nessuno dice che l’Italia lo ha perseguito e praticato già dalla fine dell’ottocento, molto prima di essere fascista; nessuno che, ugualmente, ne faccia memoria, lo condanni e lo scongiuri. Intanto la colonia siamo diventati noi, con decine di bombe atomiche USA e relative decine di basi militari ed altro entro i nostri confini. “Italia USA e getta”, è il titolo di uno scottante libro del giornalista Gianni Lannes, che sul tema ha molto da dire, ed anche molto da temere. Siamo talmente colonia che ormai stiamo abdicando alla nostra lingua, a favore di quella dominante. Non starò a fare esempi, perché non serve, mi limito a citare un paio di curiosità. In periodo di saldi, pare che molti negozi vendano “SALE”, ma leggendo normalmente è logico chiedersi perché non anche i tabacchi o i valori bollati. “BE ONE”, nelle sue varianti, è il nome ugualmente in inglese usato da molte attività commerciali in Italia, tra cui anche un negozio di Foligno, col trattino; nome che, ugualmente letto all’italiana, assume ben altro significato, decisamente più ruspante. Ci avranno pensato? Un nome che dedico a un personaggio, estimatore riconosciuto della buona tavola ed in particolare del buon vino, l’Avvocatescu Diaboli che scrive al piano di sopra, a cui rivolgo un saluto di circostanza, che non è inglese né tedesco ma latino: prosit!

ACQUA MURALE

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 8 del 4.3.2018

ACQUA MURALE

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Procede ineluttabile, sia pure in modo graduale, per non risultare troppo sfacciata, la strigazione delle fonti pubbliche, un tributo nel nome del dio Mercato all’industria dell’acqua in bottiglia, a cui deve essere riconosciuto il titolo esclusivo di dissetare il viandante, a pagamento e con contestuale produzione di rifiuti di odiata plastica. Eppure capita di registrare un fatto anomalo, ovvero la comparsa di una nuova cannella, da cui sgorga acqua gratuita, addirittura in Piazza. Opportunamente accostata ad un contenitore per i rifiuti di strada, così che risulta meno visibile, praticamente rasoterra, così che bisogna genuflettersi per usufruirne, addossata al muro, così che non si può bere direttamente dalla cannella, appare comunque una novità in controtendenza. Il getto d’acqua che spruzza energicamente contro il muro, la mancanza di un rubinetto a molla per evitare lo spreco e, ancor peggio, quella di una condotta di scarico per il deflusso in fognatura, la dicono lunga, però, sulla sua natura approssimativa, strumentale e non certo di utilità sociale. Nel frattempo, in attesa di capire, nulla sembra vietare di potersi dissetare, a patto di usare un recipiente da riempire e, alla fine, di chiudere bene il rubinetto. Hai visto mai che, se si allaga la Piazza, la colpa ce la prendiamo noi?

EUROPA IN BIANCO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 7 del 25.2.2018

EUROPA IN BIANCO

im201807

Antonio Socci, autore in un recente articolo sul quotidiano “La verità” dal titolo “La religione civile della moneta unica, cappio al collo della nostra sovranità” ritiene che ormai, nei confronti degli istituti europei, UE ed Euro, siamo in presenza di posizioni politiche dogmatiche, metafisiche, non discutibili sul piano razionale, in quanto detti istituti vengono assurti al livello di categorie del “bene assoluto”. Questo spiega forse il motivo per cui gli schieramenti che, alle prossime elezioni ambiscono a governare l’Italia, compresi quelli già definiti “populisti”, siano giunti ad una sostanziale convergenza nel riconoscere come fondamentale il primato politico europeo, risultando così di fatto omologate. Al “bene” non si può sfuggire. Uno dei primi segni visibili dell’Europa nel nostro territorio fu il villaggio di Casenove per gli sfollati del terremoto del 1997, con tanto di bandiera a 12 stelle e vie con i nomi degli Stati che ne erano membri. Nel frattempo il Regno Unito ha deciso di uscirne, eppure, invece della tabella di Via Inghilterra, che continua a esistere, risulta imbiancata quella di Piazza Olanda, che però è ancora leggibile da rovescio. Ci sarebbe da invocare l’intervento dei competenti uffici comunali per ripulirla; peccato che, seppure le tabelle siano vere, i nomi siano senza valore, perché non risultano da alcuna espressione dello stradario comunale. Villaggio “Europa”, nazioni per finta, in fondo c’è una logica.

LICENZA DI RISO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 6 del 18.2.2018

LICENZA DI RISO

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Il Carnevale è finito. In una riflessione pubblicata nel 1974, l’oggi papa emerito Joseph Ratzinger spiegava perché questo periodo abbia a che fare con l’umanità profonda della fede cristiana. “L’origine del carnevale è senza dubbio pagana”, “la Chiesa dovette insorgere contro questa idea e parlare di esorcismo che scaccia i demoni”; “l’esorcismo cristiano ha distrutto le maschere demoniache, facendo scoppiare un riso schietto e aperto”, “per questo noi cristiani non lottiamo contro, ma a favore dell’allegria” perché “anche per il cristiano non è sempre allo stesso modo tempo di penitenza, c’è anche un tempo per ridere”. E meno male, non siamo più nel Medioevo, come quando il frate benedettino Jorge de Burgos, nel romanzo “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco, diceva che “il riso è un vento diabolico”, “uccide la paura e senza la paura non può esistere la fede”. A Foligno, il carnevale è per antonomasia una innocente festa per ragazzi, quello di Sant’Eraclio; di esorcismo e di riso carnevalesco in forma spontanea in giro non se ne vedono, persino mascherarsi il volto in pubblico è vietato per legge. L’unico riso, semmai, è quello tradizionalmente gettato in occasione delle nozze, così come i carnevaleschi coriandoli sono quelli che talvolta vi sono mescolati, ottenendo uno spargimento policromo che resta in terra anche ben oltre la cerimonia. Più che trasgressione da carnevale, una licenza matrimoniale.

DUE PER UNO TRE

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 5 del 11.2.2018

DUE PER UNO TRE

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Passata la “giornata della memoria” del 27 gennaio, a Foligno se ne celebra una seconda, quella del 3 febbraio. A questa data ed al suo significato sono ugualmente intitolate due vie: “via III febbraio” in città nei pressi del cimitero e “via deportati III febbraio” a Scopoli. Nei pressi della prima c’è un cippo che ricorda come il 3 febbraio 1944 “molti concittadini di Foligno furono deportati nei campi di concentramento di Mauthausen e di Flossenburg” e “diciannove di essi non fecero ritorno”; a Scopoli, nei pressi della seconda, c’è una targa in cui si ricordano “i partigiani e i civili che il 3 febbraio 1944”, “in questo luogo”, cioè a Scopoli, “furono ammassati dalle truppe naziste per essere deportati al campo di concentramento di Mauthausen”. Due vie intitolate allo stesso fatto, due versioni diverse. Non solo: il tre febbraio, nei pressi di “via III febbraio”, si è svolta la consueta cerimonia con Mismetti ed autorità. A Scopoli, come si deduce dall’assenza di notizie e di segni di omaggio il giorno dopo, non risulta celebrato un bel nulla; in compenso persiste il degrado del luogo, con la targa perennemente sporca e le erbacce che coprono la tabella della via. Chi avrebbe trascurato questa ricorrenza a Scopoli? Solo Mismetti, poco incline a varcare le mura, oppure anche gli scopolani? A pensare che la proiezione ossessiva al futuro dello svincolo non faccia bene alla tanto declamata memoria si farà pure peccato ma forse ci si indovina.

PLURI FRANKA

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 4 del 4.2.2018

PLURI FRANKA

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Il 27 gennaio, con legge 211/2000, l’Italia riconosce il “giorno della memoria” per ricordare, in particolare, la persecuzione e le leggi razziali anche in Italia e l’opera di sterminio condotta nei confronti del popolo ebraico. Nessuna menzione al mezzo milione di Rom, Sinti ed altri che subirono la stessa sorte ma che, essendo ben poca cosa rispetto ai “sei milioni di ebrei”, così annunciati su alcuni giornali USA sin dagli inizi del millenovecento, non contano. Come pure non contano altri innumerevoli casi di persecuzione e sterminio di massa della storia, anche recente. Come infine, per contro, si tace del muro costruito da Israele a confine con i territori concessi ai Palestinesi, ridotti così in un moderno ghetto. Insomma, una “memoria” molto ristretta ed a senso unico. Con anticipo di un giorno, Mismetti ha intitolato un passaggio pedonale ad Anna Frank, nome italianizzato di Annelise Marie Frank, detta Anne, giovane ebrea tedesca, autrice del celebre “diario” scritto nel nascondiglio di Amsterdam, morta per mano dei nazisti nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Un toponimo, questo di nuova istituzione, che per assonanza si aggiunge alla frazione di Franca, detta comunemente La Franca, che, causa recente rinnovamento della segnaletica comunale, è diventata “La Franca” anche in modo semi ufficiale. Si tratta però di una innovazione a metà, perché nella zona altri segnali di competenza statale continuano ancora ad indicare “Franca”, senza articolo femminile. La solita mano destra che non sa cosa fa la sinistra, o se ne dimentica. Un po’ di memoria ci vorrebbe anche per loro.

POSTE DI SCARTO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 3 del 28.1.2018

POSTE DI SCARTO

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A Foligno, di “cubo”, non abbiamo solo quello “di Fuksas”, ufficialmente “Chiesa di San Paolo Apostolo”, in zona ospedale nuovo, ce n’è un altro molto più datato ed anche più voluminoso: è il cubo delle poste di Scanzano, un gigantesco impianto di magazzino automatico realizzato quando si pensava di fare del “centro nazionale materiali e stampati”, lu centru de le poste de lu munnu, mentre lu munnu andava in direzione opposta. Tra alterne vicende e con sempre meno addetti, il Cubo di Scanzano ha comunque svolto e continua a svolgere la sua funzione a beneficio di terzi, dopo essere stato anche deposito di lire ed euro, ed oggi è in mano a Postel, che si occupa di gestione documentale. A parte l’impatto ambientale, visibile fin dalla montagna, il problema del complesso postale non è solo il gigantesco cubo ed il gigantesco impianto radiomobile sul cui impatto facciamo a fidarci, quanto anche gli edifici che un tempo erano adibiti ad alloggi dei dipendenti, rimasti disabitati anche dopo la ristrutturazione post sisma del 1997 e il cui futuro sembra ipotecato dal degrado. Un autentico schiaffo alla miseria. Di questo stato di cose ha preso atto anche il Comune di Foligno, i cui incaricati, in una miracolosa apparizione di potatura degli alberi del viale, abbattendone per fortuna solo uno, non si sono fatti scrupolo di mantenere pulita la strada ma lasciando che i rami dal lato opposto cadessero negli spiazzi entro la recinzione ed antistanti gli ex alloggi postali, e di lasciarveli. Quanto a scarti, siano essi edilizi o vegetali, una mano lava l’altra.

FERRO E GESSO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 2 del 21.1.2018

FERRO E GESSO

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Avanti popolo alla riscossa, il Freccia Rossa trionferà. Il fiore all’occhiello del regime regionale, che per questo sborserà la modica cifra di un milione e mezzo di euro, sarà un treno per sparuti ed insonni perugini che arretrerà da Arezzo a Fontivegge, in partenza alle 5 e 15 per arrivare a Milano in 3 ore e 15 minuti, 460 chilometri a 140 orari di media. Se il marchio delle celebri caramelle Perugina non fosse migrato ad Asti, si potrebbe chiamare Freccia Rossana, rivendico l’idea a futura memoria. Da Foligno ci resta l’ex Tacito da Terni, un intercity in partenza alle 5 e 55 per arrivare a Milano in 6 ore e 20 minuti quando va bene, 500 chilometri a 80 orari di media. Alla stessa ora da Foligno parte un treno regionale “veloce” per Roma, 2 ore di percorrenza, 150 chilometri reali a 75 orari di media, ma il treno successivo ci impiega un quarto d’ora in più, viaggiando a 67 chilometri orari di media, praticamente una diligenza. Eppure verso Roma ci viaggiano migliaia di umbri, questo però passa il convento. Un treno, questo delle 5:55, che origina a Foligno, dove si svolgono le pulizie a bordo prima della partenza. Poco tempo fa, un addetto ha trovato su un sedile il gesso smarrito di un braccio fratturato, poi dimenticato per giorni sulla ex fontanella del marciapiede. Un fatto emblematico, così ci siamo ridotti: Foligno da città ferroviaria a città ortopedica, altrove si corre, qui siamo ingessati, ci esaltiamo solo di superstrade marittime e di svincoli di campanile. La cura del ferro non è più per noi. Non è da escludere che, prima o poi, finiremo persino amputati.

SCIALBO PRETORIO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 1 del 14.1.2018

SCIALBO PRETORIO

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Dal 1° gennaio 2011 è entrato in vigore, dopo un anno di proroga, l’articolo 32 della legge 69/2009 che obbliga tutte le pubbliche amministrazioni a pubblicare sui propri siti internet tutte le notizie o atti amministrativi che necessitano di pubblicità legale. Ciò significa che il vecchio albo pretorio cartaceo per affissione ha così cessato di esistere ed è stato sostituito da quello on-line. Anche se il Comune di Foligno ha ottemperato alla norma, resta il fatto che, dopo sette anni, all’esterno del Palazzo Comunale, le targhe istituzionali continuano ancora a indicare l’Albo Pretorio come se fosse un luogo fisico ove recarsi per la consultazione. Il futuro è già qui, era lo slogan di Mismetti quando si candidò per la seconda volta a sindaco di Foligno. Leggo da Facebook, fresco fresco, il post di un amico, già consigliere comunale. “Il Comune di Foligno ancora scrive per posta ordinaria. Inutile cercare modulistica con pdf editabili sul sito. Le PEC funzionano secondo uffici. Adesso come lo compilo ‘sto modulo? Con la penna blu e la carta carbone. Prendo anche un timbro, un tampone, un po’ di inchiostro e la carta assorbente? Ridicoli”. Il futuro, forse, sarà pure qui ma il passato è ancora tra noi.

L’ISOLA CHE NON C’E’

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 45 del 24.12.2017

L’ISOLA CHE NON C’E’

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E’ notizia recente che Mismetti, piangendo miseria, è riuscito ad ottenere dal TAR dell’Umbria di rimandare al mittente la gestione della SS 77 storica che l’ANAS, completata la quattro corsie SS 77/var, aveva graziosamente scaricato alla Provincia di Perugia. Per il TAR dell’Umbria, infatti, il nuovo tracciato, a dispetto del suffisso, non può definirsi “variante”. Questo lascia sperare che la vecchia “Val di Chienti” non si ridurrà ad una distesa di buche come già altre statali declassate a provinciali. Una buona notizia anche per gli utenti della strada, dunque, il che tuttavia non è piena garanzia di sicurezza. Un esempio: questa intersezione, lato Leggiana, della vecchia statale con la strada locale, via Macerata, che collega a Casenove. Qui, l’isola spartitraffico centrale, come si può verificare da Google Street View, è rimasta orfana sia della zebratura sia della segnaletica verticale che, per chi si immette sulla statale, era una canonica coppia di divieto di accesso a sinistra e direzione obbligatoria a destra. In queste condizioni, chi non conosce usi e costumi locali, o magari per scarsa visibilità o per distrazione (lo dico per esperienza diretta), rischia di finire sull’isola spartitraffico stessa se non, peggio ancora, di imboccare la rampa di sinistra contromano rispetto a chi, dalla statale, esce per Casenove. Se proprio “chi di dovere” non avesse voglia di provvedere prima che succeda una frittata, confidiamo nel buon cuore di Babbo Natale.