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L’IMPRESSIONE

INNAMORATI DI CHI

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 15 del 29.4.2018

INNAMORATI DI CHI

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A Francesco Innamorati (Foligno, 19/6/1893 – 4/1/1944), politico e partigiano italiano, oltre che una scritta sull’erba con lettere di cemento nella rotatoria in prossimità del cimitero centrale, è intitolata una via, tra Via XVI Giugno e Piazzale Martiri delle Foibe. Peccato che in una delle tabelle toponomastiche lungo il tragitto manchi il nome insieme al cognome, cosicché risulta in modo ambiguo “Via Innamorati”. Un forestiero, ignaro della storia locale, potrebbe legittimamente confondere tale cognome con un aggettivo. L’omissione, tuttavia, non è peregrina. A Foligno esiste infatti anche un’altra via, tra Vescia e Belfiore, intitolata questa a Ferdinando Innamorati detto “Fiore” (Belfiore di Foligno, 29/11/1877 – Foligno, 19/11/1944), politico e antifascista italiano, deputato, nel 1924 prese il seggio alla Camera che fu di Giacomo Matteotti, sindaco di Foligno dopo la Liberazione. Se quindi il solo cognome può essere frainteso, non a caso questa tabella evoca la pluralità degli Innamorati celebrati in città, Francesco e Ferdinando e suggerisce anche gli “Innamorati del Centro”. Foligno, oltre a tutto il resto, anche città degli innamorati? La concorrenza a Terni è aperta.

CONCORSIFICIO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 14 del 22.4.2018

CONCORSIFICIO

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Bisogna ammetterlo, il corteggiamento ostinato di Mismetti al generale Valotto, culminato con il conferimento nel 2010 della cittadinanza onoraria “nella sua veste di capo di stato maggiore dell’esercito”, mantenuta pure dopo che ha ceduto la “veste”, ha prodotto i suoi frutti: la caserma “Gonzaga”, non più sede del disciolto “92° Reggimento “Basilicata”, vive e lotta insieme a noi, a beneficio delle attività ricettive e turistiche. Qui infatti “si svolgono tutte le prove di selezione, scritta, orale, psico fisica e attitudinale per la quasi totalità dei concorsi per entrare a far parte dell’Esercito Italiano”. Non solo quello, come evidenzia un cartello, comparso di recente tra gli altri, per la fila di un concorso della USL Umbria 2 di Terni; infatti i concorsi riguardano anche altri e diversi soggetti pubblici, per decine di migliaia di candidati l’anno. Alla città ferroviaria, della quintana, della cultura, dello sport, della danza, dei primi d’Italia, della birra, di questo e di quello nonché “centru de lu munnu” va riconosciuto un titolo principe: capitale dei concorsi. Foligno, c’erano una volta il “carnificio” militare di Scanzano e lo “zuccherificio”, dei quali restano le spoglie. Oggi abbiamo il “concorsificio” militare: così va il mondo. Comunque sia, per il “made in Foligno”, meglio i concorsi che gli armamenti. Ora più che mai.

PARADISO PERDUTO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 13 del 15.4.2018

PARADISO PERDUTO

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Eugenio Scalfari su “La Repubblica” del giovedì santo, scrive virgolettato che le anime cattive “non vengono punite, quelle che si pentono ottengono il perdono di Dio e vanno tra le fila delle anime che lo contemplano, ma quelle che non si pentono, e non possono quindi essere perdonate, scompaiono; non esiste un inferno, esiste la scomparsa delle anime peccatrici”: così gli avrebbe detto Papa Francesco durante “un incontro privato in occasione della Pasqua”. La notizia suscita clamore, poi la Sala Stampa Vaticana dirama una precisazione che Vatican News così sintetizza nel titolo: “Parole del Papa a Scalfari: non una fedele trascrizione”. Su “La Nuova Bussola Quotidiana”, “quotidiano cattolico di opinione online”, il giorno dopo, Riccardo Cascioli scrive che “se l’italiano non è un’opinione vuol dire comunque che dell’argomento si è parlato e qualcosa del genere è stato detto, tanto che si precisa che le parole non sono state trascritte fedelmente”, aggiungendo che occorre “spiegare che cosa ha veramente detto il Papa a Scalfari, spazzando via così ogni ambiguità e confusione sull’argomento”. Aspettiamo fiduciosi. Se l’Inferno diventa oggetto di dibattito ai massimi livelli, nessuna incertezza, per ora, riguardo al Paradiso. Si verificano tuttavia delle incongruenze. A Spello esiste “Via del Paradiso”, che arriva fino al Monastero di Vallegloria Vecchio. L’ultimo occupante, a partire dal 1965, è stato fratel Carlo Carretto con la comunità dei Piccoli Fratelli, fino a quando il terremoto del 1997 non ha lesionato l’edificio già precario, costringendo gli occupanti allo sgombero. Il complesso è ormai fatiscente, in stato di totale abbandono, transennato alla buona, le porte d’accesso murate per impedire che qualcuno si possa introdurre in una struttura pericolante. Non certo un paradiso. Perdurando lo stato di disinteresse e di abbandono, rischia inesorabilmente la rovina. A quel punto, cambiare il nome alla via sarebbe inevitabile. Via del Paradiso perduto.

LO ZIMBELLO PRETE

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 12 del 1.4.2018

LO ZIMBELLO PRETE

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Quarant’anni fa, il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Secondo Maria Antonietta Calabrò, su Huffinghton Post, la più recente commissione parlamentare d’inchiesta ha accertato che la narrativa ufficiale altro non è che una versione di Stato preparata a tavolino, l’unica verità dicibile per chiudere l’epoca del terrorismo; una verità di comodo, messa a punto da magistrati, esponenti delle forze dell’ordine e dagli stessi brigatisti rossi. Quale sarebbe la verità indicibile? Secondo Giovanni Fasanella, autore del libro “Il puzzle Moro”, edito di recente, lo statista entrò nel mirino delle potenze egemoni anche perché, con Moro, l’Italia, paese sconfitto in guerra, trasgredì ai pesanti vincoli che le sono imposti dai trattati di pace e che quindi la vicenda chiami pesantemente in causa anche nostri alleati, di allora come di oggi. Però il problema attuale dell’Italia non è la sudditanza, sono i fascisti. Sdegno di Mismetti ha suscitato l’esposizione al Plateatico di uno striscione per il 23 marzo, anniversario di quello del 1919, che la maggior parte di noi inquadra solo andando a sfogliare i libri di storia. Striscione rimosso dalle autorità perché ritenuto illegale ma che paradossalmente, grazie agli organi di informazione in rete, arriva legalmente in fotografia ad una platea infinitamente più vasta dei passanti folignati. Poco distante, c’è via “mons. G. Spuntarelli”, che poi sarebbe monsignor Guglielmo Spuntarelli, fondatore nel 1949 della “Casa del Ragazzo”, dove tanti giovani, dopo la guerra, hanno potuto imparare un mestiere utile per la vita; un personaggio benemerito. La tabella della via è usata da tempo come una specie di bacheca per attaccarvi pecette di ogni tipo, un fatto sotto gli occhi di tutti; qualcuno, per ridicolizzarlo, ha pure cercato di cancellare la enne del cognome. Per questo, però, nessuno sdegno, nessun intervento. Noncuranza, disattenzione? Di certo non era un compagno partigiano, era soltanto un prete.