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Chiuso per museruola e schedatura.

La normativa vigente impone l’obbligo della museruola agli spettatori sia per eventi al chiuso che all’aperto e impone soprattutto la schedatura degli spettatori stessi, con conservazione dei dati di presenza per 14 giorni, tale per cui, se allo stesso evento avesse partecipato una persona che poi risultasse positiva al virus, sarebbero fatti oggetto di controllo sanitario con eventuali possibili restrizioni tutti coloro che avessero partecipato allo stesso evento. A queste condizioni, non intendo partecipare a nessun altro evento artistico e quindi la data di quelli documentati con immagini rimane ferma all’ultima elencata.

L’Impressione – LA GRANDE STERPAGLIA

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 19 del 25.5.2020

LA GRANDE STERPAGLIA

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Nel coacervo di norme anti contagio, l’accesso alle fontane pubbliche è trattato a macchia di leopardo a livello locale, nella logica di evitare assembramenti, principalmente per quelle automatiche. Anche il delirio normativo ha i suoi limiti. In zona non mi risulta nessun provvedimento riguardo le fonti e fontanelle tradizionali, pur se possibile teorico veicolo di contagio, specie per chi si attacca alla cannella con la bocca. Comunque, dopo l’uscita dalla clausura, quelle da me incontrate sono risultate normalmente fruibili, senza alcun avviso o impedimento ad hoc. Ad esempio quella monumentale di Scopoli, con il rubinetto a pulsante posto a metà tra i due mascheroni dalla bocca asciutta. Fruibile, in questo caso, si fa per dire: infatti per dissetarsi o riempire la borraccia bisogna fendere la folta sterpaglia cresciuta lungo le due rampe di accesso con muri perimetrali. Il sindaco Zuccarini ha comunicato che la manutenzione del verde sta ripartendo, ma smaltire il lavoro arretrato, da clausura ma anche da prima, già problematico in condizioni ordinarie, non sarà cosa da poco. Nel frattempo, più che al virus, occorre stare attenti alle vipere.

L’Impressione – FRATE MINORE

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 18 del 17.5.2020

FRATE MINORE

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Gli slogan del virus. “Io resto a casa”: furbesca sintesi di una norma inesistente, orgoglio di clausura, vessillo di obbedienza e parola d’ordine di delazione, in voga anche ora che il guinzaglio si è allungato. “Andrà tutto bene”: illustrato con arcobaleni a colori variabili, chi se ne importa di trentamila morti e delle vittime della strage economica da pandemia, basta che vada bene a noi. “Milano non si ferma”: stendiamo un velo pietoso. “Foligno non si spegne”: declinato con il Palazzo Comunale illuminato dal tricolore nazionale proiettato da fari posti su un trespolo allestito all’angolo del Palazzo delle Canoniche. Proprio dove, a fine marzo, doveva invece essere collocata una scultura bronzea, opera di Pietro Battoni, a rappresentare quanto narrato dalla storica lapide soprastante, in ricordo dell’episodio della vita di San Francesco che, su questa piazza, vendette il suo cavallo e le stoffe del padre per ricostruire con il ricavato la chiesa di San Damiano. Invece, causa emergenza, non solo niente scultura ma, per giunta, la storica lapide semi nascosta dalle propaggini del trespolo supplente. Chi ne ha curato la messa in opera non se ne è dato pena. L’emergenza passerà ma l’ottusità non conosce crisi.

L’Impressione – FRAZIONE

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 17 del 10.5.2020

FRAZIONE

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Oltre che da più di un emerito giudice costituzionale, uno schiaffo al governo è stato dato anche da nove magistrati di Aosta con una lettera in cui, premesso di assistere “ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all’interesse giuridico (e sociale)”, chiedono “che pericolosità rivestono le condotte di chi, per sopravvivere alla situazione pesante in cui tutti viviamo, faccia una passeggiata nei boschi” o “anche altrove, in zone di campagna o collinari su tutto il territorio italiano”. La questione pare superata dal fatto che ora, stando al più recente decretino, si può tornare liberamente a respirare nel verde, pur se dentro i confini regionali, e dunque non potendo arrivare, ad esempio, fin sulla vetta del Monte Pennino, qui raffigurato sullo sfondo. In primo piano è invece raffigurato un esempio di brillante espediente adottato in caso di danno alla segnaletica stradale. La parte staccata di una indicazione di località spezzata (per un urto o per usura), fissata più in basso, sullo steso palo, con tanto di ritocco alla scritta, facendone di fatto una seconda indicazione. Quando l’inventiva si fa strada… e diventa frazione.

L’Impressione – LO STRUSCIO

L’IMPRESSIONE – Gazzetta di Foligno n. 16 del 3.5.2020

LO STRUSCIO

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A Foligno è tradizione fare la “corsata” nel luogo eletto del passeggio cittadino, ovvero fare le “vasche”, avanti e indietro per il “corso” Cavour. “Vasche”, uno dei sinonimi che il Vocabolario Treccani, insieme a “passeggiata domenicale o serale in cittadine di provincia”, “camminata”, “passeggio”, elenca alla voce “Struscio”. Una parola indicata come di origine napoletana ma in uso qua e là per l’Italia, che però nel lessico folignate non ha mai attecchito. “Struscio” o passeggio comunque nominato, finito tra le proibizioni del vigente e prolungato regime sanitario e così ridotto da segno di vitalità sociale ad una colpa collettiva. Uscendo da Corso Cavour, però, lo “struscio” assume un altro senso, più concreto, laddove lo “strusciare” incauto di autoveicoli contro i muri, transitando per anguste viuzze cittadine, può materializzarsi e scolpire segni netti, profondi e persistenti. Fintato che saremo tenuti al guinzaglio, in fatto di “struscio” accontentiamoci di questo.

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